I porri sono un ortaggio quasi d’obbligo da coltivare: hanno decine di usi in cucina e crescono bene quasi tutto l’anno. Grazie alla loro resistenza al freddo, si possono perfino trapiantare a settembre per raccoglierli ad autunno inoltrato. Come coltivarli al meglio, affinché crescano sani e gustosi?

Quando va piantato il porro

Come anticipato sopra, il porro si può coltivare pressapoco tutto l’anno. A seconda della varietà da te scelta, puoi seminarlo da dicempre fino a settembre inoltrato, così da garantirti una produzione costante.

I porri estivi si seminano a partire da dicembre e fino alla fine di marzo; le varietà più resistenti, come ad esempio il porro Karantansky, resistono senza problemi a temperature sotto lo zero. In questo modo sono pronti da raccogliere a partire da inizio maggio fino alla fine di luglio, se prosegui con la semina scalare.

I porri autunnali resistono meno al freddo, vanno quindi coltivati da febbraio in semenzaio e trapiantati solo ad aprile, dopo la fine delle gelate tardive. Come il nome lascia intendere, si raccolgono da inizio agosto fino alla fine dell’autunno; le tempistiche esatte dipendono in buona parte dalla varietà scelta.

Infine, i porri invernali sono quelli pronti da trapiantare a settembre. Si seminano da aprile a maggio, in alcuni casi fino a luglio, e si raccolgono nei mesi invernali.

Di cosa ha bisogno

I porri sono piante che hanno bisogno di poco spazio in orizzontale; se vuoi realizzare un orto in balcone, sono degli ottimi candidati per la semina in sacco. Tra una pianta e l’altra, lascia tra i 10 e i 15 cm. Se li coltivi sul balcone, assicurati che il vaso sia alto almeno 30 cm.

Il terriccio usato per i porri dev’essere a medio impasto, ricco di materia organica e drenante. Proprio come aglio e cipolle, infatti, i porri soffrono i ristagni idrici e richiedono un’irrigazione modesta ma costante. Il terriccio dei porri dovrebbe essere sempre umido ma non bagnato, proprio per evitare che si formino accumuli d’acqua che potrebbero farli marcire.

Oltre all’eccesso d’acqua, l’altro grande nemico dei porri sono le erbacce. Per tenerle lontane, puoi usare la pacciamatura o la sarchiatura. La pacciamatura naturale ha il pregio di arricchire il terreno, ma complica il rincalzo. Meglio quindi usare la sarchiatura, che ha l’ulteriore pregio di ossigenare il terreno e di ammorbidirlo.

Come rincalzare i porri

Affinché diventino bianchi e dolci, i porri vanno rincalzati. In sostanza devi:

  1. aspettare un mese e mezzo prima della raccolta o, se li hai seminati in semenzaio, circa un mese dopo il trapianto in pieno campo;
  2. smuovi il terreno intorno alla pianta per ammorbidirlo;
  3. crea una montagnetta di terreno intorno al fusto della pianta, per coprirlo;
  4. assicurati che il fusto sia sempre coperto dal terreno, fin quando non è il momento di raccogliere il porro.

La rincalzatura è importante per imbianchire il porro, ovvero per evitare che le foglie che compongono il fusto eseguano la fotosintesi clorofilliana. In questo modo il fusto rimane più tenero rispetto alle foglie superiori, che sono dure ma comunque commestibili.

Quando si raccolgono

La raccolta dei porri va fatta quando i fusti raggiungono i 2-3 cm di diametro, il che di solito avviene 5-6 mesi dopo la semina o 4 mesi dopo il trapianto. I tempi esatti dipendono dalla varietà scelta e anche dalle tue preferenze.

In realtà, il porro sarebbe una pianta biennale: se vuoi avere dei nuovi semi da piantare, devi aspettare l’anno successivo al trapianto. Di conseguenza puoi raccoglierlo in qualsiasi momento, sia prima sia dopo le tempistiche consigliate. L’importante è che il fusto abbia avuto tempo per ingrossarsi e che la pianta non sia ancora montata a fiore.

Quando il porro inizia a fiorire, buona parte delle sostanze nutritive passano ai fiori e il sapore del fusto ne risente.

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