Una corretta irrigazione è alla base della salute dell’orto: l’abbiamo ripetuto moltissime volte. Tuttavia, come si fa a valutare l’umidità del terreno? E una volta fatto, come fai a dire se è quella corretta?

In questo articolo vedremo come misurare la quantità di acqua nel terreno. Una volta fatto, potrai stabilire un programma di irrigazione ad hoc per le tue piante, anche in base alla varietà e al periodo dell’anno.

Come misurare l’umidità nel terreno

Ci sono diversi modi per “misurare” il livello di umidità nel terreno. Alcuni di questi sono spannometrici, mentre altri sono molto più precisi e professionali. Se il tuo è un orto domestico e stai coltivando piante comuni, non serve buttarti su misurazioni complicate.

Con il tatto

La cosa più semplice che tu possa fare è toccare la terra con le mani nude e infilarci un dito. Quando fa caldo, è abbastanza normale che il terreno in superficie sia asciutto, specie se non usi una pacciamatura. Il problema non è quello, di solito.

Se il terreno rimane asciutto anche sotto la superficie, potrebbe essere giunto il momento di innaffiare; dipende dalla pianta. Le piante più resistenti tollerano perfino 5 cm o più di terreno arido: le lunghe radici consentono loro di trovare acqua in profondità.

E se il terreno è bagnato, invece? Il terreno dovrebbe essere umido ma mai bagnato: non dovrebbe mai trasudare acqua, né tanto meno avere un odore stantio o di muffa. In quel caso, l’umidità è troppa e, probabilmente, c’è un problema di irrigazione o di drenaggio dell’acqua.

Realizzando una palla di terra

Sulla scia delle misurazioni di massima, puoi effettuare questo semplice test: prendi una manciata di terra e stringila nella mano. Se il terreno è abbastanza umido, la terra si dovrebbe compattare e formare una pallina, che si romperà appena ci premi sopra un dito. In questo caso, non serve innaffiare.

Se invece la terra non sta insieme nemmeno per pochi secondi, significa che è povera di umidità.

Con le sonde

Il metodo in assoluto più preciso per valutare l’umidità nel tuo orto è usare delle sonde, ovvero degli strumenti che si infilano nel terreno e che misurano la quantità d’acqua. I modelli base costano meno di 30 euro e vanno più che bene per un orto domestico.

Le sonde sono fondamentali, se coltivi piante delicate e con esigenze particolari. Altrimenti, sono solo un di più.

Quanto dev’essere umido il terreno

Come accennato sopra, non esiste una quantità d’acqua che vada bene in assoluto per tutte le piante. Ad esempio, i cetrioli hanno bisogno di circa 3 litri d’acqua per metro quadro; al contrario, la salvia preferisce i terreni aridi e poveri di umidità.

In linea generale, dovresti avere tra il 18% e il 25% di umidità per metro quadro di terra. Nel dubbio, molti sensori di umidità sono accompagnati da legende per valutare meglio i risultati. Anche in questo caso, però, devi comunque tenere a mente alcuni fattori.

  1. Tipo di terreno. Un terreno sabbioso trattiene meno acqua di un terreno limoso: nel primo caso, puoi permetterti di usare un po’ di acqua in più.
  2. Tipo di pianta. Come detto sopra, piante diverse hanno necessità diverse: non puoi irrigare cetrioli e salvia nello stesso modo, né gigli e cactus, né ceci e pomodori. In base al tipo di pianta, cambia anche la quantità d’acqua e l’umidità del terreno.
  3. Fase dello sviluppo. Non solo piante diverse hanno esigenze diverse, ma le stesse piante hanno esigenze diverse in base alla fase dello sviluppo. In media, le piante giovani richiedono più umidità e irrigazioni più frequenti. Al contrario, le innaffiature vanno ridotte nei giorni che precedono la raccolta.
  4. Condizioni ambientali. Se fa freddo, il terreno manterrà più a lungo un certo livello di umidità: nel dubbio, meglio non innaffiare. In estate va fatto il contrario: se il terreno non è asciutto ma nemmeno granché umido, meglio innaffiare.

E se dovessi sbagliare?

A volte si sbaglia: basta una svista e trovi le piante in sofferenza da carenza o da eccesso di acqua. Niente panico: in casi del genere, l’importante è correggere il tiro. Basta non perseverare nell’errore e lasciare alle piante il tempo di riprendersi.

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