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Amanti dell’orto e agricoltori sono alla perenne ricerca di nuovi modi per far crescere meglio le piante. Uno dei più strani e controversi consiste nel far ascoltare loro brani di musica classica. Addirittura, pare che autori diversi siano benefici per piante diverse. Mozart sarebbe un toccasana per i pomodori, ad esempio.

L’idea di avere un orto rigoglioso a suon di musica classica è affascinante. Sarà anche realistica?

Alla ricerca della musica perfetta

Iniziamo col vedere da dove proviene questa idea bizzarra. Uno dei primi studi risale al 1962 ed è quello del Dottor Singh, a capo del Dipartimento di Botanica della Annamalia University. L’uomo espose un gruppo di piante di balsamina alla musica classica e ne misurò la crescita. A detta sua, le piante crebbero del 20% in più rispetto al gruppo di controllo. Il grano rispose ancora meglio, con un incremento del 60%.

Una decina di anni dopo, nel 1973, uscì il libro di Christopher Bird e Peter Tompkins La vita segreta delle piante. I due presentarono una serie di studi sulla relazione tra musica e piante, accompagnati da considerazioni prese dal pensiero new age. Secondo gli autori, le piante avrebbero un livello di coscienza tale da rispondere agli stimoli umani; come la musica, appunto. Furono loro a rendere popolare la convinzione che la musica faccia crescere le piante.

Gli scienziati odierni guardano a questi studi con un certo scetticismo. A loro dire, le possibili influenze sullo sviluppo delle piante potrebbero essere state molte. Ciò però non significa che debba essere tutto falso.

Mozart fa davvero bene ai pomodori?

Negli ultimi vent’anni, diversi agricoltori hanno provato a ripetere gli esperimenti di cui parlano gli studi visti sopra. Questa volta l’hanno fatto con criteri più rigidi, senza lasciarsi trascinare da ideologie terze come quella new age. Cosa hanno scoperto?

Mozart fa davvero bene all’orto. O meglio, la musica classica fa bene alle piante in generale.

Il primo esperimento contemporaneo fu condotto nel 2004 in un contesto informale, ovvero durante il programma televisivo MythBusters. Gli autori del programma confrontarono la crescita delle piante in 7 diverse serre: una senza musica, una con musica classica, una con death metal, due con discorsi positivi e due con discorsi negativi. Indovina in quale le piante sono cresciute meglio?

In quella con il death metal. La serra con la musica classica si è però classificata al secondo posto.

Nel 2006 comparve invece il primo articolo scientifico sul tema, pubblicato sulla rivista Trends in Plant Science. In questa sede ritroviamo l’idea che le piante possano avere una sorta di intelligenza, anche se non come la intendiamo noi. Questo spiegherebbe le loro risposte a fattori come la musica.

In che modo la musica influenza le piante

Le piante non hanno un cervello, questo è chiaro. A dire il vero, per loro avere un cervello sarebbe addirittura un problema: dato che non si possono muovere, renderebbe loro molto più difficile riprendersi dopo gli attacchi dei predatori. Non hanno nemmeno orecchie, quindi è chiaro anche che non possono ascoltare la musica come noi.

Secondo alcuni scienziati, i benefici della musica classica (e death metal, a quanto pare) deriverebbero dalle vibrazioni. I suoni non sono altro che onde che viaggiano nell’aria e che fanno vibrare le membrane dentro le nostre orecchie. Le piante non hanno timpani, ma ciò non significa che non possano essere influenzate dalle vibrazioni.

Non è ancora ben chiaro in che modo la musica classica e le sue vibrazioni agiscano. Si pensa che inneschino delle reazioni di allarme, spingendole a produrre sostanze tossiche per i parassiti. Meno parassiti, crescita migliore. Altri ipotizzano che le vibrazioni stimolino le cellule a produrre più nutrienti.

La verità è che ne sappiamo ancora poco, ma nulla ci vieta di ascoltare un po’ di Mozart mentre facciamo l’orto. Male non può fare.

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