Il radicchio selvatico è uno dei tanti nomi della cicoria comune, pianta spontanea che cresce un po’ ovunque nel nostro Paese, così comune da passare inosservata. Eppure, il radicchio di campo è una pianta ricca di proprietà benefiche, ottimo da mangiare in insalata o saltato in padella.

Come trovarlo e, soprattutto, come distinguerlo da eventuali varietà velenose?

Il radicchio selvatico è commestibile?

Il radicchio selvatico è commestibile, per nulla velenoso e anche molto buono: sbollentato e saltato in padella con uno spicchio d’aglio, buttato dentro una bella piadina in compagnia di un po’ di stracchino, è la morte sua.

Spostandoci su preparazioni un po’ più salutari, le rosette basali si possono mangiare in insalata; con le foglie si possono preparare tisane con proprietà digestive e lassative. Attenzione a non esagerare, però: il consumo eccessivo di cicoria comune potrebbe essere connesso a problemi della retina, anche se ci sono poche prove a riguardo.

Occhio alle varietà velenose!

L’altra cosa cui prestare attenzione sono i “gemelli malvagi” del radicchio selvatico. Mentre il radicchio selvatico è del tutto commestibile e anche benefico, ci sono piante che vi somigliano ma che sono velenose.

L’aconito napello può provocare l’arresto cardiaco e, purtroppo, somiglia molto al radicchio di campo. Lo si riconosce per i fiori blu e per le foglie dalla forma arrotondata, più corte rispetto a quelle della cicoria comune.

L’altro finto radicchio velenoso è la mandragora, pianta dalle proprietà allucinogene. Si riconosce per le foglie grosse e bulbose, dotate di un picciolo corto; i fiori, di solito blu chiaro, spuntano direttamente da terra.

Com’è fatto il radicchio selvatico

Com’è fatto questo radicchio selvatico, alla fin fine?

Il radicchio selvatico è una pianta erbacea perenne, che cresce quindi tutto l’anno. Grazie alle sue radici fittonanti, è ottimo per mantenere il terreno dell’orto morbido durante i periodi di riposo; volendo, le radici si possono mangiare o usare per preparare una sorta di caffè dei poveri.

Le foglie crescono intono a una rosetta basale e sono rette da un picciolo, che si trasforma nella lunga nervatura centrale rossiccia. Di solito sono lanceolate e hanno margini dentellati o roncinati, ovvero divisi in lobi profondi. La pagina superiore può essere pelosa, a seconda dell’ambiente: più l’ambiente è arido, più le foglie tendono ad essere pelose.

A partire dal secondo anno di vita, il radicchio selvatico inizia a produrre un fusto che può raggiungere i 100 cm di altezza, se lasciato crescere. A questo punto iniziano a spuntare anche i fiori, di un bel azzurro cielo e con petali simili a piccole lingue; qualche volta possono essere anche bianchi o rosa pallido, ma è raro.

Come distinguere il radicchio di campo selvatico dal tarassaco

Il tarassaco è un fiore commestibile, quindi poco male: puoi buttarlo nell’insalata senza problemi o addirittura coltivarlo nell’orto. Torna comunque utile sapere come distinguerlo dal radicchio selvatico.

La differenza principale sta nei fiori: i fiori del tarassaco si riconoscono per il loro tipico giallo brillante, in contrasto con l’azzurro del radicchio. Inoltre, le foglie del radicchio di campo sono venate di rosso, mentre quelle del tarassaco tendono ad essere di un verde uniforme.

Quando si raccoglie

Il radicchio selvatico si raccoglie a maggio, poco dopo la ripresa vegetativa e quando le foglie sono più tenere. Taglia le foglie al livello del terreno, così da lasciare le radici intatte. Volendo, puoi raccoglierlo anche più avanti, potenzialmente tutto l’anno: essendo una pianta perenne, non conosce stagioni. Ciononostante, la raccolta migliore rimane quella primaverile.

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