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Il cosiddetto verderame è un prodotto anticrittogamico (cioè utilizzato per contrastare i parassiti fungini e batterici) a base di rame storicamente utilizzato in agricoltura. Il suo impiego è ammesso in agricoltura biologica.

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Notizie generali

Il verderame in agricoltura 1

L’effetto anticrittogamico del rame fu accertato nel 1882 e questo prodotto conserva ancora oggi un ruolo importante per la difesa delle piante, in particolare in agricoltura biologica.

I composti a base di rame utilizzati sono l’idrossido, gli ossicloruri, l’ossido, il solfato tribasico e la poltiglia bordolese.

L’idrossido di rame ha un contenuto di rame metallo pari al 50%. Si caratterizza per la rapida liberazione degli ioni rameici e la conseguente buona prontezza d’azione.

Gli ossicloruri di rame sono due: l’ossicloruro tetraramico e l’ossicloruro di rame e calcio. Il primo contiene dal 16 al 50%  di rame metallo e sembra assicurare un’azione più pronta, il secondo contiene dal 24 al 56% di rame metallo e sembra avere un’efficacia e una persistenza maggiore rispetto al tetraramico. Gli ossicloruri sono i composti rameici più efficaci contro le batteriosi.

L’ossido rameoso contiene il 75% di rame metallo. E’ dotato di buona adesività e persistenza sulla vegetazione trattata, ma  è più fitotossico rispetto agli altri composti rameici.

Il solfato tribasico di rame ha un titolo in rame metallo del 25,5%. E’ altamente solubile in acqua e presenta una scarsa aderenza sulla vegetazione e un’elevata fitotossicità.

La poltiglia bordolese si ottiene neutralizzando il solfato di rame con la calce. E’ un composto insolubile che rimane in sospensione nell’acqua. L’attività della poltiglia bordolese dipende dai rapporti tra solfato di rame e calce: se il composto è acido, il prodotto ha un’azione pronta ma poco persistente, mentre se è alcalino è più persistente, ma meno efficace.

Il rame, quando viene distribuito sulla superficie vegetale, non subisce alcuna degradazione. I residui sulla pianta si riducono solo grazie all’azione dilavante della pioggia che veicola gli ioni rameici fino al suolo, dove si legano ad argille e sostanze organiche formando composti insolubili. Si assiste così ad un accumulo di rame nel terreno, soprattutto nei suoli acidi. Questo accumulo ha effetti negativi sulla riproduzione dei lombrichi, deprime l’attività dei microrganismi del terreno e induce una sensibile riduzione del processo di umificazione.

Per questi motivi l’impiego del rame in agricoltura biologica è permesso solo in quantità limitate.

Impiego

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I composti a base di rame sono impiegati nella lotta preventiva contro una vasta gamma di organismi fungini: i vari tipi di peronospora, la ticchiolatura, delle pomacee, la maculatura del pero, il corineo, la bolla del pesco, l’occhio del pavone dell’olivo, la cercosporiosi, la septoriosi, le ruggini, ecc.

Si impiega anche contro i batteri fitopatogeni per la sua attività batteriostatica.

I trattamenti si eseguono prima dell’evento infettivo (solitamente prima della pioggia o di una prolungata bagnatura fogliare) e curando bene la distribuzione, perché il rame agisce per contatto e in modo preventivo.

Il numero di interventi e l’intervallo da tenere fra gli stessi dipende da molteplici fattori: il tipo di patogeno, la fase fenologica della pianta trattata, le condizioni climatiche, il formulato e il dosaggio utilizzati.

E’ indispensabile, quindi, valutare di volta in volta il modo di procedere, tenendo conto che 20-30 mm di pioggia (il valore è variabile in funzione dell’intensità) dilavano interamente il prodotto dalla vegetazione.

E’ meglio evitare le miscele con polisolfuri, con preparati a base di Bacillus thuringiensis e a base di virus della granulosi della carpocapsa e con prodotti a reazione acida, ma in alcune etichette è segnalata anche la non compatibilità con gli oli minerali e con i fertilizzanti fogliari contenenti acidi umici e/o elevati tenori di azoto. Seguire le indicazioni riportate in etichetta consente di evitare errori e problemi.

Il rame è tossico per il polline, quindi non deve essere impiegato durante la fioritura delle frutticole.

Provoca fitotossicità su pesco, susino, actinidia e su alcune varietà di melo e pero. Su queste piante,  negli interventi eseguiti in piena vegetazione o in periodi con elevate escursioni termiche, è opportuno usare dosi ridotte di rame. Per ridurre il rischio di fitotossicità i trattamenti devono essere eseguiti nelle ore più fresche della giornata.

Se non si conosce la sensibilità al rame di una pianta (anche ornamentale) è consigliabile non impiegare il prodotto prima di aver compiuto dei piccoli saggi.

Anche a causa di questi rischi la recente revisione europea delle norme sui fitofarmaci ha limitato l’autorizzazione all’uso del rame sulle drupacee (pesco, susino, ciliegio, ecc.) ai soli trattamenti invernali (prima della ripresa vegetativa), mentre molti formulati possono essere impiegati sulle pomacee (melo e pero) solo fino alla fioritura.

Non rispettare queste disposizioni può comportare per gli agricoltori la decadenza dai premi della PAC. E’ importante quindi una lettura molto attenta dell’etichetta prima di eseguire i trattamenti.

Modalità d’azione

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L’attività anticrittogamica dei composti rameici è dovuta alla liberazione degli ioni di rame  che, interagendo con le spore dei patogeni, determinano una serie di effetti tossici che ne impediscono la germinazione.

Questa attività è multi-sito, cioè colpisce diversi punti vitali del patogeno rendendo difficile e improbabile l’instaurarsi di fenomeni di resistenza.

L’azione del rame è soprattutto preventiva: il prodotto deve trovarsi già sulla pianta quando si determinano le condizioni per la germinazione delle spore per poter entrare in contatto con esse.

Il rame agisce anche sulle cellule della pianta. Ripetute irrorazioni con rame possono determinare una riduzione della fotosintesi e possono procurare la rugginosità dell’epicarpo (mele e pere) e necrosi fogliari (drupacee, actinidia).

Dosaggio

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In commercio si trovano oltre 100 formulazioni a base di composti di rame. Inoltre il rame viene impiegato per il controllo di numerose patologie in diverse piante e in fasi fenologiche differenti. Per stabilire le dosi da utilizzare è indispensabile, quindi, fare riferimento all’etichetta e rispettarne in modo scrupoloso le indicazioni.

Note

Il rame è molto tossico per gli organismi acquatici mentre il rischio per gli insetti utili è considerato basso. Risulta essere poco tossico anche per i mammiferi.

Le sperimentazioni condotte per riuscire a ridurre le dosi di rame impiegato hanno mostrato che anche alcuni fertilizzanti a base di gluconato (una sale organico) di rame hanno una buona efficacia anticrittogamica anche se il loro meccanismo di azione non è ben chiaro.

Reperibilità

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I prodotti a base di rame si reperiscono con facilità presso tutti i rivenditori specializzati in agricoltura

Efficacia

L’attività anticrittogamica del rame è conclamata da decenni, confermata dalle esperienze degli agricoltori e da numerosissime attività sperimentali.


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Tratto da “Curare gli alberi da frutto senza chimica” di Francesco Beldì

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