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L’acqua, base della vita

La disponibilità continua di acqua è indispensabile per avere piante equilibrate, in salute e produttive, infatti gli ortaggi sono costituiti prevalentemente da acqua.

Se dopo la semina è importante che il terreno rimanga umido per permettere la germinazione, la situazione più critica rispetto all’acqua si verifica dopo i trapianti, quando le piantine devono superare lo stress causato dalla loro messa a dimora ed iniziare a sviluppare le radici nel terreno. Naturalmente questi due momenti sono tanto più critici quanto più la stagione ha un decorso asciutto e quanto più le temperature elevate determinano una maggiore evaporazione di acqua.

Dopo la semina e il trapianto le richieste della pianta sono direttamente proporzionali allo sviluppo e alla grandezza del suo apparato fogliare.

In ogni caso gli ortaggi, per poter dare produzioni soddisfacenti, devono poter disporre di acqua in tutte le fasi di sviluppo.

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L’acqua nel suolo

L'irrigazione 2

La disponibilità di acqua nel terreno dipende dagli apporti meteorici e irrigui, ma anche dal  contenuto di argilla e di sostanza organica nel terreno. Queste sostanze hanno la capacità di trattenere l’acqua, quindi, tanto maggiore è la loro presenza, tanto maggiore è la capacità del suolo di immagazzinare acqua. La necessità di irrigare aumenta quindi nei terreni sabbiosi e con un basso tasso di sostanza organica.

In una situazione ottimale ed equilibrata l’acqua occupa fra il 30 e il 45% dei pori del terreno (cioè degli spazi vuoti fra le particelle solide e gli aggregati). In queste condizioni gli spazi residui si riempono di aria e così la radice può respirare e “fare bene il suo lavoro”.

Contenuti superiori all’ottimale possono provocare problemi di asfissia radicale, mentre contenuti inferiori possono causare appassimento, scarso sviluppo delle piante e diminuzione del turgore dei frutti.

Tuttavia alcune piante particolarmente amanti dell’acqua (cetriolo, lattuga, fragola, peperone) si giovano di contenuti di acqua nel terreno superiori a quelli detti.

La misurazione dell’acqua disponibile nel terreno è un’operazione complicata, quindi ci si deve affidare ad osservazioni di campo per comprendere se è necessario irrigare o meno.

Un chiaro sintomo di carenza idrica è l’appassimento delle foglie, da rilevare nelle ore più fresche delle giornata, perché nelle calde giornate estive un certo appassimento fogliare può essere una strategia messa in atto dalle piante proprio per risparmiare acqua, attraverso la chiusura degli stomi delle foglie (ma la chiusura può essere causata anche da asfissia radicale provocata da eccessi idrici).

Oltre ad osservare la vegetazione è opportuno accertare anche l’umidità del suolo. Con un forcone foraterra o una vanga si controlla fino a quale profondità il suolo si presenta umido. Il momento di irrigare arriva poco prima che il terreno si presenti secco nei primi 20 cm e debolmente umido a profondità maggiori.

Quantità di acqua

L'irrigazione 3

Nei piccoli orti con buona disponibilità di acqua spesso si commette l’errore di usarne troppa e a causa delle irrigazioni eccessive le piante non estendono le radici in profondità, essendo sollecitate ad emetterne solo superficialmente. In queste condizioni le piante sono maggiormente soggette a patire carenze idriche o fenomeni di asfissia. Invece, quando il terreno è in buone condizioni, cioè non è compattato anche a causa frequenti irrigazioni, gli ortaggi sono in grado di esplorare in profondità il terreno alla ricerca di acqua. Le profondità a cui possono arrivare le radici di alcuni ortaggi sono indicate nella tabella.

ORTAGGIOPROFONDITÀ RADICI
Anguria, melone e pomodorooltre 120 cm
Carota, cetriolo, fagiolo, melanzana, peperone pisello e zucchinofra 60-120 cm
Aglio, cavoli, cipolla, insalate e  radicchi,  lattughe, patata e porrifra 30-60 cm

Quindi, dopo che la pianta è germogliata o ha superato lo stress del trapianto è bene porre attenzione a non eccedere con l’acqua.

Le irrigazioni eccessive possono causare anche altri danni, quali caduta dei fiori, spaccatura dei frutti, una maggiore suscettibilità ai patogeni e ai parassiti e sofferenze della pianta causate dalle condizioni di vita del suo apparato radicale.

Inoltre non va dimenticato che gli ortaggi troppo irrigati presentano un minor contenuto in vitamine e zuccheri e un maggior contenuto in acqua e, di conseguenza, sono meno gustosi. Senza contare i danni ecologici causati dallo spreco della risorsa acqua.

Per evitare eccessi è opportuno tenere sotto controllo la quantità di acqua usata per l’irrigazione. E’ più semplice farlo prelevandola da un serbatoio invece che usare quella che proviene da un pozzo o dall’acquedotto. Tra l’altro l’impiego diretto di queste acque (che generalmente sono fredde) ha il problema di provocare shock termici alla pianta.

L’acqua dell’acquedotto ha anche l’handicap della presenza del cloro, un elemento tossico per i vegetali. Con l’uso del serbatoio il cloro evapora e l’acqua si riscalda raggiungendo temperature ottimali per l’irrigazione, cioè fra i 16° e i 21°C.

Se il serbatoio raccoglie l’acqua piovana l’irrigazione è ancora più ecologica.

La tabella che segue indica l’ordine di grandezza dei consumi di acqua di un orto misto della Pianura Padana in assenza di precipitazioni.

Stima del consumo di acqua per metro quadrato/settimana:

PERIODOCONSUMO
Fino alla fine di aprile e da settembre in avantiCirca 8 litri
Mesi di maggio e giugnoCirca 13 litri
Mesi di luglio e agostoCirca 18 litri

I consumi effettivi dipendono poi da molti fattori: condizioni del suolo, presenza di ortaggi che richiedono più o meno acqua, stadio vegetativo delle colture e condizioni meteorologiche.

Le piogge contribuiscono al raggiungimento della quantità di acqua necessaria: per conoscere il loro contributo serve sapere che ogni mm di pioggia corrisponde ad 1 litro di acqua per metro quadrato (es. 8 mm = 8 litri). Per controllare l’entità delle precipitazioni si usa il pluviometro.

Come e quando irrigare

L'irrigazione 4

Una volta che è stata stabilita la necessità di irrigare, conviene intervenire quando la differenza fra la temperatura del terreno e quella dell’acqua di irrigazione è ridotta. I momenti migliori sono le prime ore del mattino oppure le ultime ore della sera. Nel primo caso perché le piante saranno molto attive subito dopo la somministrazione dell’acqua, nel secondo perché l’apporto di acqua precede le ore della notte, notoriamente più fresche, e si avranno quindi meno perdite per evaporazione.

Per irrigare i piccoli orti è indicato usare l’annaffiatoio, avendo cura di non bagnare le foglie e di utilizzare sempre la doccia per non provocare costipamenti e croste. Il suo uso è possibile anche sulle colture con pacciamatura organica o con pacciamature plastiche permeabili (tessuto non tessuto). Assolutamente da evitare, invece, è l’irrigazione che simula la pioggia, in quanto bagna le foglie degli ortaggi, determinando condizioni favorevoli allo sviluppo di malattie fungine.

Se invece si vuole risparmiare ulteriormente acqua si può ricorrere alle manichette forate o ai tubi porosi .

L’irrigazione a manichetta è indispensabile quando si utilizzano pacciamature plastiche non permeabili (in polietilene o mater-bi).

L‘irrigazione goccia a goccia è il sistema di irrigazione più efficiente, cioè quello che permette alle piante di utilizzare la maggior percentuale dell’acqua somministrata con l’irrigazione. Applicare in modo corretto il goccia a goccia consente di risparmiare almeno il 30% di acqua (e spesso molto di più)!

Questo sistema richiede basse pressioni di esercizio (1-1,5 bar), cioè richiede poca energia per funzionare e si adatta facilmente all’automazione. Riesce quindi a soddisfare contemporaneamente esigenze organizzative ed ecologiche.

I vantaggi non si fermano qui: la distribuzione a goccia evita il contatto fra acqua e foglie riducendo il rischio di sviluppo di malattie fungine e permettendo l’impiego di acqua fredda; mentre la possibilità di bagnare ripetutamente apportando piccoli volumi di acqua mantiene costantemente al giusto grado di umidità evitando stress alle piante.

Realizzare un impianto a goccia

L'irrigazione 5

La condizione ideale è quella di poter attingere l’acqua da un rubinetto  collegato alla rete idrica o al serbatoio di recupero dell’acqua, in quest’ultimo caso una piccola pompa sommersa temporizzata è in grado di far raggiungere all’acqua la pressione di esercizio necessaria al funzionamento dell’impianto.

Un raccordo con innesto a scatto dotato di guarnizione collega l’impianto alla rete. Esistono raccordi corredati da più uscite per permettere, anche dopo aver montato l’impianto, di attingere acqua dal rubinetto oppure di diversificare l’irrigazione in zone differenti del balcone in funzione delle esigenze delle piante o della esposizione al sole.

L’inserimento di un riduttore di pressione ha lo scopo di mantenere costante la pressione nell’impianto (fra 1 e 1,5 bar) in modo da proteggerlo da sbalzi di pressione che causano perdite dai raccordi e dai gocciolatori.

Le centraline che permettono di programmare le irrigazioni si montano subito dopo il raccordo e, di solito, sono dotate anche del riduttore di pressione. Consentono di impostare l’orario di inizio di una irrigazione e la sua durata e permettono di ripetere il ciclo più volte durante la giornata o di irrigare solo in alcuni giorni della settimana.

Le più sofisticate sono dotate di sensori per la pioggia che escludono l’irrigazione dopo che è piovuto. I sensori possono essere utili soprattutto sui terrazzi.

Le centraline, se non sono stagne, devono essere protette dalle intemperie e dall’umidità che possono causare danni irreparabili alle batterie e ai circuiti elettronici. Se non sono installate in un luogo riparato possono essere protette con un sacchetto di plastica.

Le centraline devono essere programmate più volte durante la stagione, perché le esigenze idriche variano in funzione del clima.

La rete portante distribuisce l’acqua in tutte le zone dell’orto e va collegata alla centralina o al riduttore con un tubo flessibile antialga.

La rete si costruisce utilizzando tubi semirigidi in polietilene da 16 mm. Il tubo può essere tagliato utilizzando una cesoia da potature. Per le deviazioni vanno usati gli appositi raccordi a gomito o a T, mentre al termine della linea vanno poste le apposite chiusure.

Le derivazioni vanno realizzate n prossimità delle aiuole e ad esse vanno collegate le ali gocciolanti o i tubi porosi, entrambi vanno chiusi o legati nella parte terminale per fare sì che l’acqua raggiunga nella tubazione la pressione necessaria a farla gocciolare.

Dopo aver installato l’impianto è necessario procedere ad un collaudo, verificando l’assenza di perdite, particolarmente in corrispondenza dei raccordi, e il corretto funzionamento dei gocciolatori.

Questi controlli devono proseguire durante tutte il periodo di esercizio dell’impianto, perchè non è possibile escludere l’occlusione dei gocciolatori, nè l’arresto delle centraline in caso di esaurimento delle batterie.


Il mio orto biologico

Il mio orto biologico

Tratto da “il mio orto biologico” di Enrico Accorsi e Francesco Beldì

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