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Il suolo: un organismo vivente

Pensando ad un oggetto inanimato viene sicuramente in mente una roccia: questo perché non tutti sanno che un grammo di roccia è il luogo dove vivono circa 14.000 microrganismi.

In un suolo coltivato questo numero arriva ad essere anche 10.000 volte più grande, quindi si può affermare che una manciata di terreno  “contiene” un numero di microorganismi (funghi, attinomiceti, batteri, protozoi, alghe, piccoli invertebrati) più grande del numero degli abitanti del pianeta Terra.

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Per quanto sia difficile figurarselo, la vita nel suolo è molto intensa. Ogni coltivatore deve quindi fare i conti con il fatto che le radici delle sue piante devono creare numerose interazioni con gli altri organismi che popolano il terreno.

Questa consapevolezza è un tratto distintivo del coltivatore biologico, che basa sulla cura dell’ecosistema suolo la possibilità di avere raccolti abbondanti e sani, perché sa che la crescita delle piante e il loro sviluppo armonico dipende dalle condizioni del suolo e dalla vita dei microorganismi che lo popolano.

Il suolo: un organismo vivente

Il suolo: un organismo vivente

La sostanza organica

La sostanza organica ha molte qualità: migliora l’aggregazione delle particelle del suolo e la stabilità delle aggregazioni stesse, aumenta la porosità del terreno favorendo gli scambi gassosi, diminuisce la formazione di croste e di crepe, mantiene l’umidità più a lungo, ha un’azione tampone sulla reazione del suolo.

Insomma la presenza della sostanza organica permette di superare o di limitare i principali problemi determinati dalle condizioni del suolo (tessitura, pH) assicurando nel contempo la disponibilità di elementi nutritivi, perché è in grado di trattenerli e di metterli a disposizione delle piante in modo equilibrato.

Gli effetti sulla fertilità del suolo non sono determinati solo dall’aumento della disponibilità di  tutti gli elementi nutritivi (compresi i microelementi), ma anche dall’aumento della superficie di contatto fra suolo e radici. Quest’ultima caratteristica favorisce uno sviluppo precoce delle piantine e un facile superamento delle crisi (per es. di trapianto) e un’accelerazione della crescita fogliare e radicale.

E non va dimenticato che gli apporti di sostanza organica hanno un effetto nutritivo anche per tutti microorganismi del terreno. Ad un alto contenuto in sostanza organica corrisponde, in genere, un’alta vitalità del suolo e un’alta fertilità..

La Sostanza Organica

La Sostanza Organica

Per questi motivi il coltivatore biologico basa gli interventi di fertilizzazione soprattutto sull’impiego di due ammendanti (il letame e il compost), perché solo attraverso il loro uso è in grado di intervenire sulla dotazione di sostanza organica del suolo.

Nel terreno la sostanza organica compie il suo ciclo decomponendosi e liberando sostanze nutritive che diventano così disponibili per le piante.

Questo fenomeno naturale di decomposizione “consuma” mediamente una quantità di sostanza organica pari a 1,5 kg/anno per 10 metri quadrati.

Se si vuole compensare questa perdita è necessario apportare ogni anno circa 35 kg di letame oppure circa 17 kg di compost.

Queste dosi devono essere diminuite del 20% in suoli argillosi e aumentate del 30% in suoli sabbiosi. Se si volesse aumentare il tenore in sostanza organica del terreno sarà necessario aumentare queste dosi.

Sostituire il compost o il letame con altri fertilizzanti organici è impossibile: le quantità richieste, i costi eccessivi e gli eccessivi apporti di azoto rendono l’operazione non solo molto onerosa economicamente, ma anche assolutamente sconsigliabile dal punto di vista tecnico.

Apportare letame e compost non solo influisce sulla dotazione di sostanza organica del terreno, ma, contemporaneamente, fornisce azoto, quantitativi rilevanti di fosforo e potassio e di TUTTI gli elementi necessari alla crescita e allo sviluppo sano ed equilibrato di molte piante.

Solo gli ortaggi che hanno alte o medio-alte esigenze di azoto richiederanno, in aggiunta agli ammendanti, l’utilizzo di concimi organici azotati.

Se proprio non si riescono a reperire compost o letame, si dovrà effettuare una fertilizzazione di base con concimi organici, preoccupandosi di fornire circa 70 g di azoto ogni 10 metri quadrati di orto.

In ogni caso i risultati ottenuti in termini di quantità e di qualità delle produzioni saranno difficilmente paragonabili a quelli di ortaggi fertilizzati con gli ammendanti e quindi sarà necessario individuare strategie che consentano comunque un miglioramento del contenuto in sostanza organica del terreno dell’orto nel corso degli anni.

CALCOLO DELLE DOSI DEI CONCIMI

Le quantità da distribuire per gli ortaggi con esigenze di azoto alte e medio-alte sono, rispettivamente, 80 e 50 g per 10 metri quadrati.

Per capire quanto concime serve per apportare queste quantità si deve leggere sulle etichette  il titolo in azoto, che è indicato con N e corrisponde ai Kg di azoto contenuti in 100 kg di concime.

Conoscendo il titolo (T), i chilogrammi di concime da distribuire (Q) saranno:

  1. Q = 8/T per gli ortaggi con alte esigenze;
  2. Q = 5/T per gli ortaggi con esigenze medio-alte.

La tabella indica i Kg di concime da utilizzare in 10 metri quadri per i due tipi di piante, in funzione del titolo in azoto del prodotto commerciale.

TIPO DI ORTAGGIOTITOLO IN AZOTO (T)
T = 1T = 2T = 3T = 5T = 10
Alte esigenze8 Kg4 Kg2,7 Kg0,4 Kg0,8 Kg
Medio-alte esigenze5 Kg2,5 Kg1,7 Kg1 Kg0,5 Kg

In commercio esistono un gran numero di fertilizzanti organici per questo è utile disporre di indicazioni generali utili alla loro scelta.

La prima cosa da ricordare è che tutti i concimi organici in commercio derivano da “sostanze di scarto” o al massimo da “materie seconde” sulla qualità delle quali è difficile avere informazioni attendibili.

La scelta si dovrà basare su un’attenta lettura delle etichette presenti nei sacchi e sull’utilizzo …. del naso.

In etichetta vanno individuate:

  1. la denominazione del tipo di fertilizzante
  2. il processo di fabbricazione utilizzato
  3. il rapporto C/N;
  4. il titolo in azoto (che normalmente ha come simbolo N)
    fertilizzanti organici

    fertilizzanti organici

Per quanto riguarda la denominazione è opportuno scegliere i concimi di cui sono facilmente riconoscibili ed identificabili le materie da cui derivano.

E’, invece, meglio scartare quelli che hanno denominazioni come “Miscela di concimi organici ….” per essere sicuri di non portare in campo sostanze indesiderate.

Relativamente ai processi di fabbricazione conviene dare la preferenza ai concimi ottenuti tramite compostazione/compostaggio, perché le molecole di sostanza organica sono più stabili avendo già subito una trasformazione aerobica.

A corredo di questa informazione l’odore del fertilizzante fornisce smentite o conferme. Odori “pungenti”, che “prendono lo stomaco” indicano che l’azoto contenuto è prontamente disponibile per le piante, ma che non ha subito processi di compostaggio o stabilizzazione. E’ meglio evitare l’impiego di tali prodotti nell’orto.

Per quanto riguarda il rapporto C/N quello ottimale è fra 18 e 25.

Anche il prezzo influisce nella valutazione dell’orticoltore. Il confronto si basa sul costo per Kg di azoto. Per stabilirlo si deve dividere il prezzo del concime per il contenuto in azoto. Il prodotto più conveniente sarà, ovviamente, quello che ha il valore più basso.

compostazione/compostaggio

compostazione/compostaggio


La Fertilizzazione 1

Tratto da “Il mio orto biologico” di Enrico Accorsi e Francesco Beldì

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https://www.terranuovalibri.it/libro/dettaglio/enrico-accorsi-francesco-beldi/il-mio-orto-biologico-9788888819617-218904.html

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