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La pacciamatura è una tecnica sostituiva della zappatura e della sarchiatura molto efficace. Consiste nel ricoprire le aiuole con materiali che impediscono la crescita delle erbe spontanee. I materiali utilizzati possono essere scarti organici oppure film plastici.

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Questa tecnica offre numerosi vantaggi:

La Pacciamatura 3

  • trattiene l’umidità del terreno riducendo la necessità di irrigazioni;
  • riscalda il terreno accelerando così le prime fasi di sviluppo della pianta e permettendo un leggero anticipo delle raccolte (circa 7-10 giorni);
  • limita le escursioni termiche nel suolo;
  • mantiene la struttura del terreno in condizioni ottimali perché evita che le gocce di pioggia compattino il suolo.

Gli effetti variano al variare dei materiali usati per la pacciamatura: i residui organici scaldano meno il terreno rispetto al materiale plastico, ma sono più efficaci nel limitare gli sbalzi termici e, trasformandosi in humus, diventano dapprima un nutrimento per gli organismi del suolo e, successivamente, elementi nutritivi per le piante.

I materiali organici pacciamanti sono molti. Di solito si usano scarti vegetali, ma anche i cascami di lana hanno offerto in alcuni casi buoni risultati.

La paglia è il materiale che trova impiego più frequentemente, infatti non contiene (o contiene in misura molto limitata), semi di altre piante, sopporta bene il vento, e, per la sua struttura, lascia passare bene l’aria. Inoltre l’humus che ne deriva è di ottima qualità.

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Lo sfalcio fresco di prati e giardini e il fieno devono essere usati con molta cautela perché tendono a creare uno strato compatto che non lascia passare l’aria e che va incontro a fenomeni di muffe e/o marcescenze. Vanno impiegati solo in strati sottili. Lo sfalcio fresco si usa solo dopo averlo lasciato appassire almeno per alcune ore.

Anche le foglie si prestano a realizzare pacciamature (con l’eccezione di quelle di noce e castagno che hanno un contenuto in tannini molto alto), ma vengono facilmente allontanate dal vento. Anche in questo caso è bene evitare strati eccessivi per evitare compattamenti.

Un materiale molto valido per la pacciamatura sono le cortecce di legno, ma, considerato il loro costo, è preferibile riservarle al controllo delle erbe in aiuole ornamentali. Piuttosto nell’orto si potrebbe convenientemente utilizzare il cippato, cioè i residui delle potature sminuzzati con apposite macchine. Anche il cippato, come le cortecce e la paglia, ha una struttura che gli consente di rimanere permeabile all’aria.

In alcune zone è possibile reperire anche altri materiali (ad es. lolla di riso, scarti di segherie, cascami di lana, ecc.) che, con maggiori o minori restrizioni possono trovare impiego come pacciamature.

In ogni caso bisognerà sempre tener conto che lo strato di materiale pacciamante deve essere relativamente spesso (almeno 5-10 cm) in modo da impedire il passaggio della luce. Con la progressiva trasformazione della sostanza organica in humus questo strato si riduce ed è necessario provvedere periodicamente al ripristino della copertura. La frequenza di questa operazione è maggiore per quei materiali che devono essere apportati in strati sottili per diminuire il rischio della formazione di strati impermeabili all’aria.

Un aspetto negativo dell’impiego di pacciamature organiche è la richiesta, per la loro trasformazione in humus, di azoto. La competizione con gli ortaggi per questo elemento può determinare, in alcuni casi, un accrescimento stentato delle piante.

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Per evitare questo problema (che è tanto maggiore quanto più le piante sono forti consumatrici di azoto) si possono aumentare le dosi dei fertilizzanti utilizzati. Questa precauzione vale per i primi anni di utilizzo della pacciamatura, in seguito, con l’aumento della sostanza organica, il terreno trova un nuovo equilibrio, perché aumenta l’azoto liberato dalla sostanza organica con la mineralizzazione.

Questo problema non si manifesta se si utilizza come pacciamatura il compost. Anche questo materiale, posto in superficie in uno strato di 5-10 cm, controlla lo sviluppo delle erbe spontanee e, contemporaneamente, apporta sostanze nutritive alla pianta: per questo si adatta ad essere impiegato negli ortaggi ad alte esigenze di azoto (cetrioli, zucchini, pomodori, sedano, cavoli). Anche l’eventuale sviluppo di qualche pianta accompagnatrice desta pochi problemi, perché l’apparato radicale tende a svilupparsi soprattutto nello strato di compost e la pianta può essere rimossa manualmente senza fatica.

La pacciamatura con materiali plastici possiede uno svantaggio rispetto a quella organica: richiede una preparazione perfetta del terreno. La plastica, infatti, deve essere ben tesa al momento della applicazione e deve rimanere tesa anche durante l’uso, per evitare che entri in contatto con le piantine danneggiandole o che si creino zone dove le erbe spontanee possono comunque svilupparsi (e in seguito è difficile rimuoverle senza rovinare le piante coltivate).

Il telo plastico deve essere fissato lungo tutta la sua lunghezza coprendolo con uno strato di terra di circa 10 cm, per evitare che venga sollevato in caso di vento intenso. Prima di posare il telo bisogna ricordarsi di stendere le manichette per l’irrigazione: i teli plastici (con l’eccezione del tessuto non tessuto) sono impermeabili all’acqua e richiedono quindi che l’irrigazione venga eseguita “da sotto”.

Le pacciamature plastiche devono essere stese prima del trapianto. Per mettere a dimora le piante si deve poi eseguire un taglio rotondo o a croce nel telo oppure utilizzare teli pre-forati. È possibile anche seminare in corrispondenza dei fori.

Dal foro sviluppa anche qualche erba spontanea, che deve essere eliminata prontamente, in quanto la  vicinanza con la pianta coltivata è tale da determinare comunque problemi competitivi. E’ meglio anticipare il più possibile lo sradicamento delle spontanee ponendo attenzione a non estirpare anche la pianta coltivata.

La Pacciamatura 9

La pacciamatura plastica utilizzata più spesso è il polietilene nero: oltre ad un buon controllo delle erbe garantisce il riscaldamento del terreno e la crescita accelerata delle piantine.

I teli di spessore maggiore si prestano anche ad essere riutilizzati per più cicli, seppure con lo svantaggio di non poter modificare gli spazi tra i fori. Alla fine del loro uso i teli di polietilene devono essere rimossi dal terreno e vanno correttamente smaltiti in discarica.

La pacciamatura con mater-bi, una plastica biodegradabile ottenuta dal mais, ha il vantaggio di non richiedere di essere rimossa , perché si degrada al termine del suo utilizzo trasformandosi in sostanza organica (anche se l’apporto è insignificante). E’ sicuramente più ecologica del polietilene, al quale assomiglia per le prestazioni, ma è più difficile da stendere, perché è molto più sottile e in nessun caso, può essere riutilizzata.

Infine i teli di tessuto non tessuto sono permeabili all’acqua e all’aria, ma si adattano solo a colture poliennali (fragola, alcune aromatiche), in quanto tendono a sfilacciarsi e a lasciare residui nel terreno, in particolare quando vengono rimossi. Questa operazione è relativamente frequente perché, a fronte di un prezzo elevato, offrono una durata molto lunga e. quindi, la possibilità di molti reimpieghi.


Il mio orto biologico

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Tratto da “Il mio orto biologico” di Enrico Accorsi e Francesco Beldì

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