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Quando si esegue un profilo di un terreno naturale, ad esempio di un bosco si distinguono quattro differenti strati.

In superficie sono presenti parti organiche ancora riconoscibili (foglie, rametti, escrementi ecc.). Esse, come la pelle di un mammifero, hanno funzioni di protezione dagli eccessi degli agenti atmosferici (piogge, freddo, caldo ecc.).

Sotto questo strato se ne trova un altro costituito da detriti non più riconoscibili nelle loro forme originarie. La sostanza organica di questo tipo è generalmente definita humus ed è proprio questa a nutrire le forme di vita presenti nel suolo, compresi i vegetali attraverso le radici.

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Togliendo questo strato il suolo diventa sterile, cioè non più capace di sostenere la vita.

Nel terzo strato si osserva ancora la presenza di radici. Tuttavia le attività vitali sono ridotte e l’attività radicale è orientata soprattutto alla ricerca dell’acqua.

Da ultimo troviamo uno strato roccioso (roccia madre), poco adatto alla vita vegetale.\

Le condizioni ideali per la crescita delle piante si realizzano quando, anche in un terreno lavorato, si mantiene una successione di strati simile a quella osservata in un terreno naturale.

D’altra parte la sostanza organica non si trova negli strati superiori del terreno per caso, ma  perché in quelle zone c’è la massima disponibilità di aria e quindi di ossigeno, indispensabile alla vita degli organismi.

Di conseguenza il terreno deve essere rivoltato solo quando è assolutamente indispensabile (rottura di un prato, interramento di letame) e comunque cercando di limitare il più possibile la profondità di lavorazione (max 20-30 cm).

Le Lavorazioni del Terreno 3

Se il terreno non è mai stato lavorato si deve intervenire con una zappatura per rompere il cotico erboso e il terreno ed iniziare a sminuzzarlo. L’operazione non deve essere troppo superficiale ed è bene che riguardi uno strato di 15-30 cm di terreno. Il lavoro si esegue procedendo in avanti per evitare di spostare il terreno lavorato sopra quello da lavorare.

Dopo la zappatura si provvede alla rimozione dei residui vegetali rimasti sul terreno usando un rastrello (meglio se di di ferro) per raggruppare i residui e renderne possibile la raccolta con forcone e badile badando a non asportare terra. I residui vanno poi portati nella compostiera per trasformarli in nutrienti per le piante. Con l’occasione si eliminano anche eventuali sassi portati in superficie dalla zappatura.

Sul terreno così preparato si può provvedere ad una fertilizzazione organica di base spargendo del letame, usando un forcone, o del compost, usando un badile ed un rastrello. In alternativa, ma l’effetto sulla sostanza organica del terreno è molto limitato, si può impiegare un fertilizzante organico pellettato. Questo è il momento adatto per distribuire anche eventuali correttivi al terreno, ad esempio litotamnio per apportare calcio nei terreni acidi o solfato di potassio per apportare questo elemento nei terreni che ne sono poveri.

Ora il terreno è pronto per essere vangato. Con la vangatura il terreno viene rivoltato ed arieggiato per renderlo più soffice, contemporaneamente si interrano i fertilizzanti per arricchirlo di humus e sostanze nutritive. L’obiettivo della vangatura quindi è quello di rendere il terreno più ospitale per le piante che si vogliono coltivare. Questo operazione consiste inell’esecuzione di ripetuti tagli nel terreno per costituire delle fette che vengono rivoltate lasciandole nel solco creato con la vanga o spostandole lateralmente in un solco già presente. Dopo il rivoltamento le zolle che restano troppo compatte devono essere sminuzzate utilizzando la parte laterale dell’attrezzo. Tutta l’operazione si svolge procedendo all’indietro per evitare di calpestare il terreno già lavorato.

Le Lavorazioni del Terreno 5

Nei terreni che sono già stati lavorati è possibile mantenere la successione degli strati lavorati sostituendo la vangatura con una lavorazione eseguita con un forcone foraterra.

I vantaggi di questo strumento sono:

  • arieggiamento del suolo anche in profondità;
  • rispetto degli strati naturali;
  • minore fatica (non si alza la zolla) e quindi minore tempo da dedicare alle lavorazioni;
  • maggiore disgregazione delle zolle dopo la lavorazione e quindi lavorazioni successive facilitate;
  • minor compattamento del terreno;
  • maggiore rispetto del grado di aggregazione naturale del suolo.

Comunque anche con il forcone foraterra è molto importante scegliere bene il momento della lavorazione: bisogna intervenire senza coltivazioni in atto e quando il suolo è “in tempera”, cioè a uno stato di umidità intermedio, né troppo secco né troppo bagnato.

Un buon indizio per capire se il suolo è pronto per essere lavorato viene dalla qualità dell’inserimento dello strumento nel terreno: deve essere agevole e la terra si deve staccare facilmente.

Dopo la lavorazione principale si interviene con una zappa per rompere le zolle e poi con un rastrello, avendo cura di non disgregare in maniera eccessiva la terra: bisogna evitare che si polverizzi e fare in modo che il terreno mostri ancora una buona aggregazione (struttura).

Le Lavorazioni del Terreno 7

Per quanto detto sarebbe sempre meglio evitare l’uso di macchine, quali zappatrici, frese meccaniche, motocoltivatori: lavorano il suolo frantumando eccessivamente i grumi del terreno e quindi rovinandone la struttura con il rischio di creare una “suola di lavorazione”. Queste condizioni  rendono difficoltoso lo sviluppo delle piante. L’impiego del forcone foraterra, che rende meno faticosa e più rapida la lavorazione rispetto alla vanga, permette di estendere le superfici gestite manualmente, rendendo meno indispensabile l’impiego delle macchine.