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“Coltiva ortaggi e cambia il mondo” recita uno slogan che esprime in modo efficace tre motivi fondamentali nella decisione di coltivare ortaggi su balconi e terrazzi.

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Coltivare: perché prendersi cura delle piante e seguire con impegno una passione permette di migliorare la propria educazione e la propria cultura attraverso la comprensione dei ritmi e degli equilibri naturali e l’esecuzione di quei gesti quotidiani che fanno bene alla terra come riciclare, favorire la biodiversità, ridurre i consumi di energia. Seguire il ritmo di crescita delle piante sviluppa le capacità sensoriali delle persone e allena alla pazienza, lasciando comprendere che la vita si sviluppa con ritmi diversi da quelli frenetici e incalzanti del mondo moderno.

Perché coltivare sul balcone 1

Ortaggi: perché i vegetali consentono di ottenere alimenti in tempi brevi e in spazi più angusti, senza dimenticare che alcuni di loro sono belli da vedere e possono svolgere anche una funzione estetica, possono attirare farfalle e impollinatori contribuendo alla biodiversità.


Cambia il mondo: perché coltivare un orto significa prendersi cura di se stessi (e quindi degli uomini) e della natura, così il coltivatore impara a rispettare la terra e i suoi abitanti. E questo è sicuramente il primo passo perché il mondo possa cambiare in meglio!

Ma coltivare da sé il proprio cibo è molto di più!

Si è sicuri della genuinità dei prodotti, si risparmia (almeno qualche volta), si ha la soddisfazione di poter dire “questi zucchini li ho fatti crescere io!“, si ha l’occasione di avvicinare i bambini alla natura, educandoli attraverso piccole esperienze pratiche, e molto altro ancora…

Perché coltivare sul balcone 2

Anche su un balcone

L’opportunità di coltivare un orto non è riservata solo a chi può disporre di un terreno, perché anche se in natura i vegetali si sviluppano (di solito) a terra, molte piante si adattano bene ad essere coltivate in vaso.

Questo passaggio, però impone al coltivatore delle attenzioni particolari.

Infatti in vaso le radici delle piante dispongono di un volume limitato di terriccio da esplorare e questo è il principale problema che deve affrontare chi coltiva sul balcone di casa.

Il volume limitato del substrato accelera la sua disidratazione e mette a disposizione delle piante una quantità di elementi nutritivi ridotta. Inoltre in qualsiasi contenitore la superficie esposta direttamente al riscaldamento del sole non è costituita solo dalla superficie del terriccio, ma anche da tutta la superficie delle pareti.

In breve, l’ambiente confinato del vaso rende più complicato trovare l’equilibrio del sistema pianta-terreno. Ogni sbalzo di temperatura, mancanza di luce, squilibrio nella presenza di qualche elemento nutritivo ha un impatto importante e può determinare conseguenze sulla crescita delle piante. E non bisogna farsi ingannare dalle piante lussureggianti che si trovano dai fioristi e nei garden-center. Si tratta di piante nate e cresciute in un ambiente controllato e forzate a svilupparsi in un modo molto lontano, di solito, dalle tecniche di agricoltura biologica.

Perché coltivare sul balcone 3

Alcune attenzioni permettono comunque di ridurre al minimo i problemi di coltivazione e ottenere buoni risultati:

  1. scelta oculata dei vasi
  2. scelta di un terriccio con buone caratteristiche fisiche e chimiche
  3. realizzazione di un sistema di irrigazione in grado di assicurare costantemente la disponibilità idrica alle piante
  4. organizzazione degli spazi in funzione delle loro caratteristiche (dimensioni, esposizione, illuminazione)
  5. scelta delle tecniche e dei prodotti per proteggere le piante dai parassiti
  6. scelta di piante che si adattano bene alla coltivazione in vaso

Prepararsi agli insuccessi

Prima di farsi prendere dall’entusiasmo è bene, quindi, considerare le difficoltà che si dovranno affrontare per mettere in atto le cure necessarie senza lasciarsi prendere dallo sconforto.

Perché coltivare sul balcone 4

Coltivare sul balcone significa concimare, svasare e rinvasare, mettere graticci, tutori, parasole, riparare dal freddo, spostare e rispostare i vasi… insomma prendersi cura delle piante e quindi dedicare tempo e fatica a questa attività distogliendoli da altre.

E non bisogna dimenticare di programmare bene le assenze da casa anche per periodi brevi, perché le piante devono avere sempre a disposizione una quantità di acqua sufficiente. Quindi si dovranno coinvolgere i vicini di casa o i parenti disponibili oppure adottare sistemi di irrigazione più o meno automatizzati.

Ci saranno poi da affrontare le delusioni per qualche coltivazione andata a male; l’irritazione per qualche intoppo tecnico che capita sempre nel momento sbagliato (dal vaso rovesciato alle pile scariche del programmatore del sistema irriguo); il timore per una grandinata o una gelata fuori tempo… insomma le piccole e grandi angosce che ci recano le cose o le persone a cui teniamo di più.

Né ci si deve scordare che la coltivazione richiede anche un impegno economico soprattutto, ma non solo, nel momento in cui la avviamo e dobbiamo procurarci l’attrezzatura e i materiali necessari. Si spera sempre che le produzioni ripaghino le spese, ma potrebbe non essere sempre così.

Prima di cimentarsi con l’orto sul balcone è meglio aver presenti queste difficoltà, se si è titubanti è preferibile limitarsi a qualche vaso di aromatiche per le quali è sufficiente anche un davanzale, in attesa che le soddisfazioni ottenute diano nuovo slancio alla idea di orto.

E’ importante anche essere consapevoli che la quantità di alimenti prodotti sul balcone difficilmente sono in grado di soddisfare le esigenze di un single, tanto meno di una famiglia, a meno che non si disponga di un grande terrazzo, ma si potrà contare sul maggiore gusto e la maggiore qualità nutrizionale della verdura appena colta, sulla soddisfazione di aver fatto da soli e sulla certezza di aver fatto un piccolo passo per migliorare il mondo.

Pericolo inquinamento

Perché coltivare sul balcone 5

Una domanda che si pongono in molti è: “Posso ottenere alimenti sani coltivandoli su un balcone esposto all’inquinamento cittadino?”

Gli inquinanti più pericolosi dell’aria di città sembrano essere le polveri sottili che si depositano sugli organi vegetali delle piante coltivate.

È bene, però, sgombrare subito il campo da inutili allarmismi: i rischi che si corrono mangiando verdura proveniente da un ambiente inquinato sono bassi.

In quell’ambiente è molto più pericoloso respirare!

Ogni atto respiratorio porta dai 300 ai 500 ml di aria nei polmoni e un adulto compie dai 16 ai 20 atti respiratori al minuto, così ogni giorno un uomo inspira dai 7.000 ai 14.000 litri d’aria. La quantità di aria con cui si entra in contatto è, dunque, molto più grande delle quantità di cibo ingerita quotidianamente. Senza contare che l’apparato digerente è meno sensibile all’ambiente esterno rispetto all’apparato respiratorio, perché è funzionalmente deputato ad esercitare una selezione tra quanto serve e quanto non serve all’uomo, eliminando le sostanze inutili.

Chi preferisce comunque avere un atteggiamento più cauto e prudente può adottare due espedienti: proteggere l’ambiente di coltivazione, ad esempio con un telo plastico trasparente, e lavare accuratamente gli ortaggi.

Il primo provvedimento è il più efficace, perché permette di ridurre in modo significativo la quantità di polveri sottili che si deposita sugli ortaggi. Invece il lavaggio ha un effetto solo parziale, in quanto le particelle di dimensioni più piccole (di solito le più pericolose) possono essere trattenute dalla pelosità, anche non particolarmente evidente, degli organi vegetali.

Naturalmente è meglio bio

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Chi coltiva per soddisfare la propria passione (e per cambiare il mondo) può fare una scelta diversa dal biologico? Un piacere è davvero tale se nuoce alla nostra salute e a quella dell’ambiente? A qualcuno piace l’idea di impiegare pesticidi sul balcone di casa?

Chi risponde no a queste tre domande è pronto al biobalconaggio!

La coltivazione bio è sicuramente il modo migliore per coltivare (e non si potrebbe usare in questo caso un termine più appropriato) il proprio hobby: evita l’impiego di pesticidi chimici e rinuncia all’uso di fertilizzanti di origine sintetica,distribuiti in palline o pastiglie, migliorando così la qualità dei prodotti rendendoli più ricchi di elementi essenziali come vitamine, sostanze antiossidanti, sali minerali e fibre.

Inoltre la rinuncia ai concimi azotati riduce il contenuto in nitrati  precursori di sostanze cancerogene) in particolare nelle foglie.

Produrre ortaggi bio sul balcone, quindi, non significa solo disporre di verdura da servire in tavola pochi minuti dopo che è stata colta, ma anche poter godere delle sue migliori qualità nutrizionali e della sicurezza dell’assenza di pesticidi[1].

[1]  Secondo il rapporto “Pesticidi nel piatto 2017” pubblicato da Legambiente nel 2019 sulla base dei risultati delle analisi condotte dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) il 36% della verdura e il 64% della frutta contiene residui di pesticidi. Fortunatamente solo in poco meno del 2% di questi i residui superano i limiti di legge, ma un terzo dei campioni in cui sono presenti residui risultano essere multiresiduali, cioè contengono i residui di più di un pesticida, sebbene ognuno di essi rientri nei limiti di legge.


Bio Balcone Beldi

Bio Balcone Beldi

Tratto da “Biobalcone” di Francesco Beldì

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