Quando il terreno si compatta troppo intorno alle radici, si può verificare quella che si definisce “asfissia radicale”: le radici rimangono senza ossigeno e la pianta non riesce più ad assorbire i nutrienti di cui ha bisogno. In più, l’assenza di ossigeno e l’eccesso di umidità, molto frequente in casi del genere, stimolano la proliferazione di muffe e marciumi.

Come intervenire in casi del genere? Esistono rimedi efficaci contro l’asfissia radicale?

Alleggerire il terreno o sostituirlo

Se la pianta è in vaso, ti conviene sostituire il terriccio con  dell’altro più leggero: il terriccio vecchio potrebbe essere stato contaminato dai marciumi formatisi. Se vuoi riutilizzarlo, dovrai prima disinfettarlo e rigenerarlo per eliminare tutte le spore.

Qualora si parli del terreno dell’orto, l’operazione è un po’ più complicata. Se possibile, sarebbe meglio trapiantare la pianta altrove e lavorare la zona incriminata in profondità, rovesciando le zolle. Rovesciare le zolle è qualcosa di sconsigliato, di solito, proprio perché uccide i microrganismi presenti nel terreno. Dopodiché, il terriccio va alleggerito con la sabbia e concimato con l’humus.

Eliminare le radici marce

Se desideri salvare una pianta colpita da asfissia radicale, devi eliminare tutti i tessuti morti: è l’unico modo per evitare che l’infezione si diffonda.

Per tagliare le radici usa solo forbici disinfettate con alcol o fiamma viva, per evitare di infettare le ferite aperte. Dopodiché, immergi le radici rimanenti e i monconi in una soluzione preparata con 1 parte di perossido di idrogeno e 36 parti di acqua, per una notte. Lascia asciugare tutto e rinvasa nel terreno trattato come sopra.

Vaporizzare l’acqua su foglie e fusto

Una pianta con meno radici riesce ad assorbire meno acqua dal terreno, quindi va innaffiata meno. Altrimenti, rischi di provocare nuovi ristagni e di vanificare il lavoro fatto. Se fa caldo, però, rischi che la pianta soffra la sete.

Per idratare la pianta, vaporizza un velo di acqua sulle foglie, quando innaffi. Assicurati che sia solo un velo, per evitare che gocce d’acqua si accumulino tra gli steli e provochino la formazione di nuovi marciumi. In questo modo la pianta riuscirà ad assorbire l’acqua che le serve anche con poche radici, almeno finché non ne ricrescono di nuove.

Ossigenare l’acqua prima di innaffiare

Parlando di orto idroponico, abbiamo visto quanto sia importante ossigenare l’acqua nella quale le piante crescono. Il procedimento torna utile anche per contrastare e prevenire l’asfissia radicale: un’acqua ricca di ossigeno riduce le probabilità che le piante soffrano della mancanza. Se quindi hai una pompa a disposizione, cerca di ossigenare l’acqua prima di darla alle tue piante, specie se hanno già sofferto di problemi del genere.

Innaffiare con l’acqua ossigenata

Sempre per le ragioni viste sopra, ti consigliamo di innaffiare periodicamente con una soluzione di acqua e acqua ossigenata 3%. Ne bastano quattro cucchiaini ogni litro per fornire alla pianta un surplus di ossigeno, stimolandone la ripresa e prevenendo l’insorgere di ulteriori problemi.

L’acqua ossigenata ha l’ulteriore pregio di combattere eventuali infezioni in corso, dato che agisce proprio come nelle ferite degli esseri umani. L’importante è non esagerare: una soluzione preparata con troppa acqua ossigenata potrebbe bruciare le radici delle piante e darti l’effetto opposto.

Sarchiare il terreno

Sarchiare il terreno significa smuoverne lo strato superficiale con un rastrello o uno strumento simile. Lo si fa per eliminare le erbacce e per rompere le zolle, specie nei terreni che tendono a compattarsi troppo. Consente inoltre di far arrivare più ossigeno alle radici, combattendo l’asfissia radicale.

Quando sarchi il terreno, infatti, rompi la crosta superficiale che potrebbe fare da “coperchio” per il terreno sottostante. In più, smuovere il terreno è un modo del tutto naturale per ossigenarlo ed eliminare eventuali bolle d’acqua.

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