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Quando hai visto le foglie mangiucchiate per la prima volta, hai subito pensato ai bruchi. Poi però hai notato una stranezza: le nervature delle foglie sono ancora quasi tutte integre. Il tuo orto è pieno di piante morenti sormontate da scheletri di foglie, un’immagine degna di un film horror.

Sono gli effetti del terribile coleottero giapponese, insetto originario del Giappone arrivato prima negli Stati Uniti e poi sbarcato da noi. Esistono dei rimedi naturali per combattere la popillia japonica o ti devi arrendere all’incubo di ogni agricoltore?

Come riconoscere la popillia japonica

Le larve di popillia japonica vivono nel terreno e sono invisibili, a parte per gli effetti nefasti sulle colture. Si nutrono infatti delle radici delle piante, causandone pian piano la morte. Gli adulti sono invece visibili e ben riconoscibili.

  • Forma ovale, lunghezza di 8-11 mm e larghezza di 5-7 mm.
  • Corpo verde brillante e ali color bronzo.
  • Ciuffetti di peli bianchi sull’addome, che distinguono il coleottero giapponese da quello nostrano.

Essendo così facili da vedere e da riconoscere, puoi togliere i coleotteri dalla pianta anche a mano, finché sono pochi. Il problema è che tendono a moltiplicarsi fin troppo in fretta, diventando un problema ingestibile nel giro di pochi mesi.

Nel nord Italia, gli adulti escono dal terreno intorno a maggio e il picco dell’infestazione si ha a luglio. In questo periodo, la popillia si accoppia e inizia a depositare uova nel terreno. A settembre le uova si schiudono, le larve cominciano a mangiare qualunque radici si trovino davanti. Quando le temperature scendono sotto i 10°C, vanno in ibernazione e si risvegliano verso aprile.

Il problema delle trappole ai feromoni

Per tamponare il problema, la cosa più facile è eliminare il maggior numero possibile di esemplari adulti. Le trappole servono proprio a questo, anche se in certi casi possono peggiorare il problema invece che risolverlo.

Le trappole ai feromoni emettono lo stesso odore che la popillia japonica usa per attrarre i propri simili. Una volta che gli insetti si sono avvicinati, percepiscono l’odore dello sciroppo dolce al suo interno, vi si tuffano dentro e muoiono affogati. Purtroppo, i feromoni sono fin troppo potenti e in certi casi incentivano l’infestazione.

Dopo un certo numero di uccisioni, le trappole si saturano. Il problema è che i feromoni continuano ad attirare nuovi coleotteri provenienti anche da molto lontano, che invece di affogare nello sciroppo iniziano a mangiare le piante circostanti. I nuovi arrivati iniziano a propria volta a lanciare richiami a base di feromoni, arrivano nuovi esemplari e la situazione ti sfugge di mano.

Come preparare una trappola per la popillia japonica

Le trappole migliori contro la popillia japonica sono quelle esclusivamente alimentari. Per realizzarle ti servono:

  • vasi di miele vuoti;
  • tappi trappola, che consentano agli insetti di entrare nei vasi ma non permettano loro di uscire;
  • 200 ml di acqua;
  • 2 cucchiai di zucchero;
  • 2 cucchiai di aceto di vino rosso.

Sciogli lo zucchero nell’acqua e nell’aceto, versa tutto nei vasi e chiudili con i tappi. Appendi le trappole nei pressi delle piante e svuotale quando sono piene di insetti. Il giallo e l’odore dello zucchero attrarranno solo gli insetti già presenti sulle piante o nelle immediate vicinanze.

Esistono insetticidi naturali efficaci?

Le infestazioni da coleottero giapponese sono troppo violente per poterle gestire solo con le trappole fai da te. D’altra parte, ti sconsigliamo di usare insetticidi chimici nei nostri orti in affitto o in qualunque altro orto. Che fare quindi? Ecco alcuni rimedi naturali contro la popillia japonica.

Olio di neem

Abbiamo già parlato di come usare l’olio di neem  un insetticida ammesso anche in agricoltura biologica ed efficace contro gli esemplari già adulti.

Nematodi entomopatogeni

I nematodi entomopatogeni sono invece un’ottima soluzione contro le larve, già vista nell’articolo sui cetrioli deformi. Trattasi di microrganismi che penetrano nella carne delle larve e vi inoculano dei microrganismi simbionti. Questi si moltiplicano dentro l’organismo delle larve, uccidendole nel giro di 48 ore.

Bacillus thuringiensis

Il bacillus thuringiensis agisce anch’esso contro le larve. Il batterio produce una spora avvolta in un cristallo proteico, letale per le larve che li ingeriscono. I cristalli producono infatti delle lesioni a livello intestinale e, in un secondo momento, si trasformano in tossine. Queste si diffondono nell’organismo delle larve e le uccidono in breve tempo. Non funziona né sulle uova né sugli esemplari adulti, tanto meno sull’uomo o su altri animali.

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