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Per produrre la quasi totalità degli ortaggi si parte dai semi; eccezioni sono la patata (si ottiene dai tuberi), l’aglio e la cipolla (si usano i bulbilli, ma per la cipolla si può utilizzare anche la semente).

La semina di tutte le ortive può avvenire in campo aperto, ma alcune possono essere seminate in un semenzaio e poi trapiantate all’aperto.

La semina in semenzaio e il successivo trapianto offrono molti vantaggi rispetto alla semina diretta in campo: si risparmia semente, si controllano più agevolmente le erbe spontanee, si riducono i danni causati da alcuni patogeni, si ha una maggiore semplicità operativa.

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E non è da sottovalutare, soprattutto quando si dispone di piccole superfici, anche il beneficio offerto dal fatto che i cicli di coltivazione in campo si accorciano.

Infine va ricordato che le piantine, essendo coltivate in luoghi protetti, possono essere prodotte in periodi in cui la coltivazione all’aperto non sarebbe possibile e ciò permette di anticipare la coltivazione e, soprattutto la successiva raccolta, di qualche settimana.

Di contro gli svantaggi del trapianto sono la crisi che la piantina subisce al momento della messa a dimora, quando viene trasferita da un ambiente di coltivazione controllato (temperatura, terriccio, irrigazioni) a una situazione di campo, e il maggior costo delle piantine, nel caso in cui si decida di acquistarle, rispetto alle sementi.

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La semina

Quando si semina è importante conoscere il tempo di germinazione, cioè il periodo che intercorre fra il posizionamento del seme nel terreno e la fuoriuscita dal suolo delle prime foglioline. Questo tempo varia da specie a specie, ma non è fisso, in quanto la velocità di germinazione cresce all’aumentare della temperatura del suolo (anche se temperature troppo elevate potrebbero inibirla).

Le piante più lente a germinare (carota, prezzemolo) soffrono più delle altre la competizione con le erbe spontanee. Per questo al momento della loro semina è opportuno adottare alcuni accorgimenti (falsa semina, utilizzo di piante segnafila, utilizzo di teli preseminati).

L’attenzione alle fasi lunari è diminuita negli ultimi decenni, anche perché l’impiego di prodotti chimici in agricoltura riduce, probabilmente, gli effetti della luna sugli organismi viventi, ma tradizionalmente la semina di piante di cui si consumano i frutti e le foglie (ad eccezione di quelle che rischiano di “andare a seme”) si esegue con la luna crescente (dalla luna nuova, o nera, alla luna piena), mentre la semina delle piante di cui si utilizzano organi sotterranei (radici o bulbi), di cui si teme la precoce messa a seme ed anche i trapianti si eseguono in luna calante (dalla luna piena alla luna nuova).

In agricoltura biodinamica non si tiene conto del ciclo lunare sinodico (luna crescente e calante), ma del ciclo lunare siderale (luna ascendente e discendente): la luna è ascendente quando l’arco che traccia nel cielo dal momento del suo sorgere al suo tramonto diventa ogni giorno più alto, viceversa è discendente.

La combinazione fra luna discendente ed ascendente e la sua posizione rispetto alle costellazioni (che, secondo i biodinamici influenzano gli esseri viventi con sottili forze cosmiche) determina il momento migliore per procedere alla semina o al trapianto delle piante in funzione della loro correlazione con i quattro elementi (acqua per le piante di cui si consumano le foglie, fuoco per le piante di cui si consumano i frutti, terra per le piante di cui si consumano organi sotterranei, aria per i fiori e le piante aromatiche).

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Dopo aver preparato il terreno si può procedere alla semina con diverse modalità.

  1. Con la semina a righe i semi si depongono sul fondo di un solco scavato con una zappetta a punta, seguendo una linea rettilinea, tracciata con l’ausilio di uno spago teso.

Per i semi più piccoli, in alternativa alla zappa, si può utilizzare un’asta di ferro o di legno del diametro di 2-3 cm, da appoggiare al terreno e da pressare leggermente. Una semina più omogenea di questo tipo di semi è possibile mescolando alla semente sabbia fine o polvere dei fondi di caffè.

  1. La semina “a postarelle” (o a buchette) si utilizza per fagioli, fagiolini, cetrioli, zucche e zucchini. Consiste nel posizionare qualche seme (da 3 a 5) in buchette equidistanti lungo la fila. Questo tipo di semina è particolarmente indicato nei terreni che formano la crosta, perché i semi si aiutano a vicenda nel romperla per fuoriuscire dalla terra.
  • La semina “a spaglio” consiste nello spargere i semi liberamente sulla superficie, ma ha diverse controindicazioni: risulta spesso poco omogenea, rende difficoltoso il successivo controllo delle spontanee e si tende ad eccedere nella quantità di semente.

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Effettuata la semina i semi vanno coperti con uno strato di terra di spessore circa il doppio della dimensione del seme.

Il rispetto di questa regola è importante perché se la semina risulta troppo superficiale si rischia che i semi non trovino le condizioni di umidità e di buio necessarie per germinare, inoltre rimangono esposti alla predazione degli animali (soprattutto formiche e uccelli). Al contrario una semina troppo profonda potrebbe causare l’esaurimento delle sostanze di riserva del seme prima che la pianta emerga dal terreno. Quest’ultimo caso è particolarmente frequente con i semi più piccoli, nei terreni che formano croste superficiali e quando il suolo si presenta compatto o zolloso.

Nel caso di semente minuta, e dove non c’è il rischio di danni provocati da animali granivori, si può anche evitare la copertura con terra limitandosi ad utilizzare tessuto non tessuto.

Dopo la copertura va eseguita una pressione della terra intorno al seme, maggiore nei terreni sabbiosi, più leggera in quelli argillosi.

Nei terreni limosi, dove si forma facilmente crosta superficiale, è utile bagnare il terreno prima della semina e poi coprire i semi con terra secca mescolata, eventualmente, con compost o fondi di caffè.

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Trapianto

Il trapianto consiste nel porre nel terreno delle piantine che sono state seminate circa 20-30 giorni prima in semenzaio.

Come detto il trapianto rappresenta un momento di forte stress per la pianta e per ridurre le cosiddette “crisi da trapianto” bisogna utilizzare piante che abbiano raggiunto uno sviluppo adeguato: devono presentare 4-5 foglie vere e l’apparato radicale deve trattenere tutta la terra (piante in piccoli contenitori) o trattenerne una parte (piante a radice nuda).

È bene evitare di usare piante problematiche, cioè filate, ginocchiate, stentate, deboli, di colore verde chiaro o troppo sviluppate.

Per rendere graduale il passaggio da un ambiente di coltivazione protetto al campo e ridurre lo stress da trapianto, si può procedere alla acclimatazione delle piantine lasciandole qualche giorno in campo prima di procedere alla messa a dimora. Questa operazione è possibile solo per le piante coltivate in vaso ed è utile soprattutto per i trapianti primaverili, quando le differenze di condizioni ambientali fra semenzaio e campo sono maggiori.

Un’ulteriore precauzione per ridurre lo stress da trapianto è la rapida esecuzione dell’operazione, resa possibile dalla preparazione preventiva delle buchette o dei solchi in cui saranno messe a dimora le piante. Questa operazione è particolarmente importante per le piante a radice nuda, perché l’apparato radicale viene danneggiato dalla esposizione alla luce.

Per queste piante anche lo sradicamento dal cassone è un momento problematico: irrigare le piantine il giorno prima del trapianto consente di estirparle senza danneggiare troppo le radici.

La preparazione dei solchi e dei buchi si esegue con una zappetta o con attrezzi appositi  che sono in grado anche di forare le pacciamature in plastica.

La grandezza e la profondità delle buche e dei solchi deve essere tale da rispettare lo sviluppo “naturale” delle radici, evitando maltrattamenti e posizionamenti errati (radici verso l’alto o, peggio, fuori dal terreno).

Naturalmente le attenzioni alla radice sono meno importanti con piantine con il pane di terra, in quanto le radici sono più protette.

Finito il trapianto, il colletto, cioè il punto di passaggio fra fusto e radici che in natura è al livello del suolo, deve trovarsi leggermente più in alto rispetto al livello del terreno, per fare in modo che con il naturale calo del suolo torni nella posizione corretta.

Il trapianto va eseguito preferibilmente di sera o con tempo coperto. Dopo aver messo a dimora le piantine si annaffia a fianco di esse per evitare il compattamento del terreno attorno alle piantine stesse.

L’utilizzo del macerato di ortica mescolato all’acqua di irrigazione e l’uso nei solchi o nelle buchette di vermicompost di buona qualità diminuiscono lo stress da trapianto.

Soprattutto nella stagione più calda è consigliabile riparare dal sole le piantine appena trapiantate con stuoie, teli o altre protezioni.

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Tratto da “Il mio orto biologico” di Enrico Accorsi e Francesco Beldì

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